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Una
settimana in Sardegna
Di Alessandro Varisco - Fotografie di Marina
Cesaro
Da un po' avevo voglia di provare una crociera in barca a vela in Croazia, così chiamo due amici e
glielo propongo. Mi rispondono: "Noi ce ne andiamo una settimana a Santa Margherita di Pula (in
provincia di Cagliari, n.d.r.) in auto. Venite?" Non me lo sono fatto ripetere due volte: chiamo
l'Aeroclub per prenotare l'aereo più veloce. Il PA28 è a Minorca. Il C172 ha il motore sbancato per
una revisione. Il C152 è pure a Minorca, con il PA28. Rimane il Cessnino, il più veloce appunto...
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Il nuovo motore di I-ALAB alle
prese con il rodaggio... |
Partenza con Marina domenica 29 alle ore 16:00. I-ALAB ha il motore nuovo: tento di fare un rodaggio delicato. Pianifico un volo di 2 ore e mezza fino a Bastia, in Corsica, a livello di volo
085, per saltare le gare di alianti a Ferrara e per sfruttare quei 5 nodi di vento in coda che le
previsioni mi promettono. Fa molto caldo e quegli 8.500 piedi finiscono per essere quasi 10.000 piedi
di altitudine di densità; il Cessnino arranca, ma almeno lì si respira. Otteniamo i diretti, quindi
passiamo dritti su BOA, FRZ e ELB (VOR di Bologna, Firenze e Elba, n.d.r.). Lasciata l'Elba iniziamo
la discesa e raggiungiamo senza note di rilievo la Corsica.
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| In finale a Bastia |
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| Bastia è bella, ma sembra
pericolosa... per fortuna siamo in
aereo. |
Nell'aeroporto di Bastia c'è una tranquilla ed ordinata commistione tra Traffico Commerciale ed
Aviazione Generale. Facciamo il pieno e lasciamo il Cessnino a riposarsi sul piazzale
Charlie. Una navetta sgangherata ci porta agli arrivi e ce ne andiamo all'hotel che avevo
prenotato: un Best Western a Bastia che, grazie ai punti accumulati, non mi è costa nulla. In taxi
scopro, dopo, che aeroporto e città distano 25 Km. Tradotto in euro fa 50: praticamente il prezzo
della camera "gratuita". La città è piacevole, ma credo che abbiano trovato
uno strano sistema per limitare il traffico, a giudicare dai particolari cartelli stradali che
incontriamo prima di un tunnel. Nel caso in cui vogliate visitarla mi permetto un unico consiglio: bevete birra; l'acqua
costa €6 a bottiglia! Il giorno dopo la giornata è bellissima. Torniamo in aeroporto con un mezzo pubblico decisamente più
economico del taxi ed andiamo all'ARO. La cortesia del personale dell'ufficio meteo è imbarazzante:
siamo immediatamente inondati di tutte le carte meteo che possono in qualche modo interessare il
nostro volo e ci fanno vedere sul computer l'animazione dei sistemi nuvolosi di alta e bassa quota.
Cinque minuti di show tecnologico (per fortuna) sprecati: non c'è una nuvola.
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La costa Corsa |
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La linea di
nuvole che copre il sud della Corsica |
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Capo Testa |
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L'entroterra
Sardo |
Decolliamo verso sud e seguiamo, lungomare, la bellissima costa Corsa. Una
leggera brezza di mare accumula nei bassi strati, sui primi rilievi a sud, la sua umidità, ma il porticciolo di Bonifacio riesce a
tenere la testa fuori. Lo stretto che separa la Corsica dalla Sardegna è proprio così come viene chiamato:
stretto. In pochi minuti passiamo accanto all'arcipelago della Maddalena e raggiungiamo Capo Testa. Chiedo ad Olbia Avvicinamento di tirare una
linea diritta tra la punta nord della Sardegna e il cancello di entrata di Cagliari, e lo ottengo.
Questo mi fa risparmiare qualche minuto sulle 2,5 ore previste e mi consente di navigare non per
piccoli paesini ma per grandi laghi, attraverso la Gallura e sul Gennargentu. Alla fine del Massiccio comincio la discesa ed inizio a volare sotto la base dei cumuli umili che nel
frattempo si sono formati; il mio volo diventa parecchio turbolento. Giusto il tempo di spiegare a
Marina che volare alti non è solo uno sfizio, ed ecco che Elmas, l'aeroporto di
Cagliari, ci appare davanti. Atterro ad Elmas il 31 giugno 2005, col PPR per il parcheggio già ottenuto. Il
"follow me" mi porta
sul raccordo principale. Noto che non esistono ganci a terra dove posso assicurare al terreno il mio
C150 del peso di 750 Kg. A pochi metri passano gli MD82 di Meridiana, con i
getti potenti dei loro motori, e il maestrale non è un pericolo minore quando soffia contro un’ala che sa decollare a 45 nodi. Noto che
un centinaio di metri più lontano c’è l’Aeroclub locale ed i loro velivoli sono legati a terra, a
conferma che un motivo deve pur esserci. Il pulmino mi porta agli arrivi nazionali. Mi fanno compilare il modulo dove attesto i dati del
velivolo, del proprietario e del comandante e mi fanno uscire. La sera dopo scopro che tra gli amici del nostro gruppo c’è anche il Presidente dell’Aeroclub di
Cagliari. Gli racconto i miei dubbi e lui gentilmente mi offre il suo piazzale per poter lasciare in
sicurezza il velivolo a terra.
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| Finale a Cagliari-Elmas |
Il giorno dopo torno ad Elmas per accompagnare in due voli i due amici che ci avevano preceduto in
auto. Avendo "annusato" la complessità ed il costo dell’aeroporto, decido di effettuare il cambio
passeggero sulla vicina aviosuperficie di Serdiana, col gestore della quale avevo nel frattempo preso
accordi. Mi reco alla biglietteria di Elmas per essere accompagnato negli uffici della
Sogaer, la
società di gestione dell’aeroporto. Mi fanno fare il controllo dei bagagli e mi dicono di aspettare
che un addetto della Sogaer mi venga a prendere: pare sia troppo rischioso che io, dopo essermi fatto
riconoscere come pilota, mi rechi da solo all’uscita 23. Dopo un quarto d’ora, l’addetto si presenta.
Si scusa del ritardo: il problema è che non riusciva a riconoscermi poiché si aspettava un pilota
vero, in divisa. Io ovviamente, essendo in ferie, sono in bermuda. Comunque, per stare al gioco,
rispondo: "Se vedesse l'aereo capirebbe perchè non sono in divisa". Mi porta nell’ufficio della
Sogaer e mi fa vedere la fattura relativa all’atterraggio iniziale, al parcheggio di 2 giorni e al
decollo per Serdiana: € 95,59. Il prezzo mi sembra usuraio, ma immagino che l’isola si faccia
pagare. Rimango imprigionato in quell’ufficio più di un’ora: tanto è il tempo impiegato per
procurarmi la documentazione meteo e per poter ottenere l’accettazione di un piano di volo
VFR. Per
la verità, in quell’ufficio c’è un computer da cui potrei, collegandomi ad internet, ottenere in 50
secondi le informazioni meteo che mi servono, ma l’addetto non ne conosce la password… da
mesi, oramai. Finalmente sono accompagnato col pulmino all’aereo e vado a godermi i miei voli e i miei passeggeri.
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| L'aviosuperfice di Serdiana |
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| Il bellissimo biplano francese |
Alle 13:00 sono sulla verticale di Serdiana: sulla 130.00 trovo il pilota di un Pilatus Porter
dedicato al lancio paracadutisti. Mi comunica 15 nodi al traverso e turbolenza da colline. Mi chiede se sono bravo a pilotare. Gli rispondo che ci provo, che faccio un
tentativo per vedere cosa succede. In quel momento mi rendo conto che il passeggero
sente i miei commenti via radio, e non ne è affatto entusiasta... Atterro bene (la fortuna dei principianti) e
mi merito gli applausi dei piloti locali; parcheggio vicino al Pilatus. Pranziamo, cambio passeggero e torno ad
Elmas. Alle 17:00 riatterro e comunico in frequenza che
rinuncio al parcheggio sul piazzale e vado a legare l’aereo all’Aeroclub. La torre mi fa scortare dal
follow me verso la destinazione richiesta e provvede ad informare la Sogaer. Ringrazio e lascio la
frequenza. Faccio il pieno di benzina dopo un meraviglioso biplano dei pompieri francesi. Dopo aver finito i miei compiti con l’aereo, telefono alla Sogaer per essere recuperato
col pulmino e scopro l’impensabile. Per un’ordinanza di non so chi, la Sogaer non può mandare il
pulmino fino all’Aeroclub (che dista 20 metri dalla pompa di carburante, generalmente servita dal
pulmino). Allora dico che esco dall’aeroporto con le mie gambe e mi rispondono che per un'altra
ordinanza nessuno può muoversi a piedi per i piazzali. Mi accorgo di essere sotto sequestro nel air
side dell’aeroporto. Su mia richiesta non mi vengono a prendere; e non me ne posso andare da solo.
Dopo un’ora e mezza di telefonate dal cellulare e, ancora una volta, per gentile intercessione del
Presidente dell’Aeroclub di Cagliari col quale dialogo attraverso la rete ed il filo spinato che mi
separano dagli uomini liberi, ottengo di uscire dal varco doganale, se ci vado a piedi, anche se
sarebbe fuori legge. Ovviamente al varco doganale trovo un doganiere che non mi fa uscire perché non
è stato avvertito di nulla. Mi dice di chiamare la Sogaer affinché questa si metta in contatto con
lui nel suo ufficio. Spazientito, prendo il mio cellulare, faccio il numero della Sogaer e do il mio
cellulare al doganiere. Dopo 3 minuti di conversazione sono finalmente un uomo libero e prometto a me
stesso che non riatterrerò mai più ad Elmas.
Il problema è che da lì prima o poi me ne dovrò andare, e ciò succede 3 giorni dopo. Solita trafila:
controllo bagagli, attesa che qualcuno ci venga a prendere ed entrata nell’ufficio
Sogaer. Mi
presentano la seconda fattura, relativa all’atterraggio di 3 giorni prima, al parcheggio e
all’imminente partenza: totale €99,59. Mi arrabbio. Anche questa volta mi sono stati addebitati
quasi €80 di servizi di cui non ho goduto: nessuno mi è venuto a prendere col pulmino dopo il
“sequestro”; il piano di volo e la documentazione meteo me li sono fatti da solo al telefono per
risparmiare un’ora di vita; €13,74 di Apron Management proprio non li riesco a capire e, a giudicare
dal tempo che mi hanno fatto perdere, non credo di averne goduto. Comunico all’addetto della Sogaer
che intendo pagare solo per i servizi effettivamente ricevuti: tasse di decollo e di atterraggio,
parcheggio, security charge e controllo bagagli più il pulmino finale, se hanno intenzione di
portarmi all’aereo, sennò nemmeno quello. L’addetto va a consultare il suo superiore e torna dicendo
che devo pagare l’intera somma perché loro applicano comunque un minimo. Ribatto che la stessa ENAC
ha proibito alle società di gestione di far pagare agli utenti servizi non erogati o non richiesti.
Addirittura in questo caso io sarei chiamato a pagare per un pulmino che ho richiesto e che si sono
rifiutati di mandarmi! Minaccio lettere di avvocati, ma all’addetto non importa nulla: mi dice “Se
lei non paga, chiamo l’ufficio traffico e lei da qui non decolla. Se decolla comunque, va incontro a
grossi guai”. Da buon socio AOPA so che non avrei dovuto pagare, ma mi aspettavano 5 ore di volo e i
temporali padani. Mi ero svegliato alle 7 di mattina per essere tempestivo: non volevo perdere altro
tempo ed altra concentrazione davanti a questa gentaglia. Quindi pago e pago anche per il pulmino
che, per l’ultima volta, mi deve accompagnare all’aereo. Ci salgo sopra; questo percorre i 50 metri
che mi separano dal terminal degli arrivi e vengo invitato a proseguire a piedi verso l’aereo. 600
metri a piedi lungo i piazzali, con i bagagli di una settimana sulle spalle e la borsa con carte,
cuffie e vari Bottlang. € 65 per attraversare l’aeroporto a piedi, a giugno, con una trentina di
chili addosso. Informerò l'ENAC. Comunque, non posso permettermi di perdere la calma, anche perchè il rientro a Padova prevede
condimeteo infelici.
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| L'aeroporto di Arbatax, simile al più famoso Sant
Marteen |
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| La costa orientale della Sardegna... |
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| ...ed uno dei suoi quartieri "operai" |
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| L'Isola della Tavolara |
Decolliamo con destinazione Bastia, per il rifornimento, poi decideremo. La
rotta di ritorno prevede il sorvolo della costa orientale della Sardegna. Così puntiamo dritti ad
Arbatax sul Salto di Quirra e sorvoliamo il campo. La costa della Sardegna è molto bella, ma la copertura nuvolosa e i cumuli bassi non rendono
giustizia ai colori e alle forme. Passo sopra un quartiere "proletario" e fiancheggio la splendida Isola della Tavolara:
stretta, lunga, alta e con quelle condensazioni che paiono una criniera bianca. Lascio la Tavolara
alla mia destra e mi concentro sull'attraversamento del campo di Olbia. Sono in tempo: poco dopo sarebbe iniziata l'esibizione delle Frecce Tricolori su Porto Cervo e mi avrebbero
tenuto in attesa per 45 minuti. Sorvoliamo l'ultimo lembo di Costa Smeralda ed iniziamo la traversata ad est di Caprera e della Maddalena, avendo cura di evitare la zona proibita:
ma non evitiamo la pioggia. La costa Corsa è affogata nell'umidità e solo a Bastia il cielo si riapre, consentendoci di
atterrare e di fotografare un meraviglioso villaggio. Mangiamo e pianifichiamo per Lucca, visto che gli Appennini sono previsti chiusi e la
Pianura Padana è sotto temporali. In volo, facciamo sempre a tempo a cambiare idea. Così ripartiamo e
passiamo l'Elba a 4.500 piedi e poi giù a 1.000 piedi ground per attraversare il CTR di
Pisa. A occhio, gli Appennini sono buoni. Si dovrebbe passare sia sotto che sopra lo
strato di cumuli. Preferisco salire per ridurre la turbolenza e per sfruttare il vento favorevole.
Comunico che faccio diversione a Padova e salgo. La scelta è quella giusta: 20 nodi in coda
trasformano il cessnino in un aereo moderno. Passiamo gli Appennini e Bologna.
Notiamo e fotografiamo un bireattore che sembra aver sbagliato pista, e punto verso Ferrara dove fotografo una enorme margherita che gira,
ed i cui petali sono le ali degli alianti impegnati nell'ultima giornata di gara. Sintonizzo il
COM 2 sulla frequenza dell'AFIS di Padova per sentire le condizioni del tempo e sento la voce di
Alberto Tiozzo che borbotta in un sottovento-base-finale. "Ottimo", penso. "Tiozzo è il mio ATIS
umano". Pianifico l'inizio della discesa 24 miglia prima del locator di Padova, e quando è ora di
scendere mi trovo un muro di cumuli davanti. Lo slalom per mantenere le condizioni VMC (ovvero non
entrare in nube) è stata la parte più bella del volo di ritorno.
Finalmente arriviamo e ci autoscattiamo. Un ultimo sguardo al nostro compagno di
viaggio: dopo una settimana di perturbazione sahariana, l'Alfa Bravo si è meritato un bel lavaggio, e
le notti trascorse in hangar.
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| Sulla via del rientro, la
Costa Smeralda |
Lo splendido villaggio nei
pressi di Bastia |
Si sorvola ancora l'Isola
d'Elba |
Il passaggio degli Appennini
sopra lo strato di cumuli |
Lo strano effetto ottico che
fa rullare un aereo di linea sull'autostrada |
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Due dei tre
protagonisti del volo... |
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...ed il terzo, che sembra
aver sofferto di più l'esperienza! |
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