|
Ritorno a Salerno
Di Franco Stoppini - Fotografie di
Enrico Galesso
Quest'anno
un gruppo di soci ha deciso di partecipare al 56° Giro Aereo di
Sicilia. Scelta non casuale vista l'origine siciliana del principale fautore
dell'evento, Giuseppe D'Aura. Il secondo del gruppo è stato Enrico
Galesso, compagno di viaggio storico di Giuseppe. Il terzo non poteva
che essere un pilota esperto di volo e navigazione, Eugenio Poggini,
Presidente dell'Aeroclub, e soprattutto un lungo passato da controllore di volo. Ed il quarto? Beh, quello
dovevo essere io. Poi, impegni di lavoro mi hanno costretto a
rinunciare. Ancora non lo sapevo, ma avrei comunque partecipato... Il
volo d'andata, sulle tratta Padova-Pescara-Salerno-Palermo, e la gara, saranno
raccontati dai
protagonisti. Il volo di ritorno parte da Palermo
nel pomeriggio di domenica 18 settembre 2005, alla fine della gara, per le prima
tratta che porterà i nostri soci a Salerno, dove è previsto di passare
la notte. E durante questo volo già si intuisce che le condizioni meteo
renderanno difficile il rientro, e c'è il rischio di
dirottare a Lamezia. A Salerno, comunque, lo stop è definitivo. Il
giorno dopo, infatti, la forte pioggia impedisce il rientro,
che avverrà in treno. Il Cessna 172 resta ospite dell'Aeroclub locale.
Ero già stato a Salerno, due anni fa, in compagnia di Eugenio, con
uno scalo a
Pescara. Considerato che inizialmente avrei dovuto essere il quarto, mi
offro subito volontario per andare a riprendere l'aereo nel primo weekend di bel tempo. Non devo attendere troppo. Il
sabato successivo, dopo una settimana di tempo pessimo al sud,
finalmente le nuvole cariche di pioggia che coprivano gli Appennini iniziano a diradarsi, e le previsioni per la
domenica sono ancora in miglioramento.
 |
 |
 |
 |
| La Maiella, dal PA-28 |
Salerno |
Il Golfo di Salerno |
Finale a Pontecagnano |
Partiamo quindi la domenica con il Piper PA-28
dell'Aeroclub in quattro, alle nove del mattino. Ai comandi Roberto Buzzanca, al suo fianco Eugenio e, passeggero, l'equipaggio che
riporterà il 172 a Padova, io ed Enrico. Questa volta si è deciso di
non fare lo scalo a Pescara, anche perchè il tempo a disposizione non
è molto, dovendo fare tutto in giornata. Così tracciamo una rotta il
più diretta possibile. Da Padova ci porteremo sul VOR di Chioggia, da
qui seguiremo l'aerovia che passa su Ancona e quindi a Pescara, ed
infine una bella tratta diretta fino a Salerno, passando ad est della
Maiella e restando al margine del trafficato CTR di Napoli. Il
volo si svolge al livello di volo 095 da Chioggia fino al traverso di
Napoli, dove scendiamo su richiesta dei controllori a 5.000 piedi. Individuiamo un passaggio tra due monti di fronte a noi, e sbuchiamo
sullo splendido golfo di Salerno. Per perdere ulteriore quota ci
portiamo sul mare e ci prepariamo all'atterraggio. Il
volo è relativamente breve e poco impegnativo, grazie al pilota,
all'autopilota ed alla velocità del PA-28, che con una crociera di 125
nodi ci porterà a destinazione in 2 ore e 40 minuti.
Per il volo di rientro, ad una
velocità di soli 100 nodi, ci vorrà più tempo. Ed è per questo che io ed Enrico,
appena arrivati, cerchiamo di espletare nel minor tempo possibile le
varie formalità e ci avviamo verso la zona dell'Aeroclub di Salerno, il
cui Presidente, con estrema cortesia, ha ospitato il nostro 172. Qui ci
aspetta un'immagine che ci fa veramente invidia: decine di persone
aspettano sedute all'ombra, nell'hangar, il loro turno per un volo con
gli aerei dell'Aeroclub. A Padova, invece, sembra che nessuno conosca il volo
o il fatto che possono avvicinarsi senza timore all'aeroporto, parlare
con noi, vivere l'esperienza di vedere dall'alto la loro città. E qui
che probabilmente un'idea
comincia a prendere forma nella mente del nostro Presidente...(vedi come
è andata a finire qui).
Facciamo il giro dell'aereo per i controlli, e soprattutto controlliamo
a vista che i serbatoi siano ben pieni. Quello del consumo è un tema
del quale abbiamo discusso a lungo durante la pianificazione. Compilando i
piani di volo con il 172, forse più per abitudine, si dichiarano 4 ore
di autonomia. Saremmo appena giusti, visto che prevediamo 3 ore e 30
minuti di volo con la tratta diretta. Ma esaminando attentamente il
manuale di volo, si evince che volando alla velocità di crociera di 100
nodi e correggendo adeguatamente la miscela
per una quota di volo di 8000 piedi, l'autonomia è pari a 5 ore, con 45
minuti di riserva alla potenza del 45%.
Così decidiamo per la tratta diretta anche al rientro, ponendo particolare attenzione
alla quantità di carburante imbarcata ed alla gestione del volo, che
intendiamo fare a livello 085 gestendo
accuratamente le indicazioni dell'EGT, lo strumento che rileva le
temperature dei gas di scarico e ci fornisce indicazioni sul corretto
rapporto aria-benzina da impostare. Spingiamo l'aereo fuori, verso una
piazzola di sosta sull'erba, aiutati da alcuni soci dell'Aeroclub di
Salerno. Saliamo a bordo e ci organizziamo in modo da avere a portata di
mano le cartine di navigazione, quelle dei vari aeroporti sorvolati, il
piano di volo, ed il GPS acquistato da poco, che verrà così provato in
un volo "serio". Accendiamo il motore, fermo da una settimana,
lo scaldiamo con attenzione, e chiamiamo l'ATC per comunicare che siamo
pronti al rullaggio. Con nostra sorpresa ci rispondono che dobbiamo
attendere e che ci richiameranno per la messa in moto! Ma noi non
abbiamo un piano di volo IFR, che comporta l'autorizzazione alla messa
in moto. Capiamo comunque che a Salerno è la prassi.
Ora capisco gli sguardi dei piloti locali, che ci vedono con il motore
che gira per 10 minuti dal momento in cui abbiamo acceso al momento
in cui possiamo rullare per il contropista. E noi che siamo preoccupati
dei consumi... Devo ammettere
che, sotto quegli sguardi, mi sono sentito un po' a disagio, pur
ripetendo tra me e me che non avevo fatto nulla di errato.
 |
 |
 |
| Inizia la salita... |
...al di sopra dei cumuli |
Il Lago del Sangro |
Finalmente il decollo, verso il mare,
virata a destra, la prua che cerca un passaggio tra le montagne che si
alzano alle spalle di Salerno, costringendola ad espandersi lungo la
costa, in un ampio arco che si chiude a nord sulla meravigliosa Costiera
Amalfitana. Fermiamo la nostra salita a 5.000 piedi, lambendo le basi
dei numerosi cumuli che ci impediscono di salire come vorremmo. Qua e là alcuni squarci di sereno,
troppo piccoli per permetterci di continuare la salita senza entrare
nelle nubi, assolutamente vietato (e poco raccomandato) nel volo VFR.
Napoli avvicinamento, comunque, per il momento ci chiede di non salire
oltre. E sulla nostra sinistra appare proprio il Vesuvio, circondato da
una superficie abitata quasi ininterrotta. In quel momento ricordo che
proprio in un campo di volo in quelle zone, durante la Seconda Guerra
Mondiale, un allora giovane Paolo Voltan, in seguito Presidente
dell'Aeroclub di Padova, ha volato con gli AIRCOBRA P39 degli alleati,
come racconta nel suo libro Un pilota del Cavallino Rampante.
Intanto ci siamo divisi i compiti. Io, essendo seduto a
sinistra, mi occuperò del pilotaggio, Enrico delle comunicazioni con
gli enti a terra, ed insieme seguiremo la navigazione, sia con il
GPS che con il riscontro, quando disponibili, di VOR ed NDB. In realtà
la navigazione non rappresenta un vero e proprio problema. La visibilità
orizzontale è ottima, e le grandi città che abbiamo deciso di seguire
congiungendo con una linea pressoché retta Salerno con Pescara, ovvero
Avellino, Benevento e Campobasso, sfilano sotto di noi, confermando con
buona precisione i tempi stimati a tavolino nei giorni
precedenti. In realtà, è come se questo volo lo avessi già fatto
tante volte, ed ora recitassi la prima rappresentazione dopo una
prova generale. E' vero che già due
anni prima avevo lasciato Salerno sullo stesso aereo per la stessa
destinazione, ma la rotta è completamente diversa e questa volta sono
io il pilota responsabile. Mentre cerco di individuare sulla nostra
rotta una zona di sereno abbastanza ampia da permettermi di salire sopra
i cumuli, Enrico ha il suo da fare con la radio. Da qualche minuto
abbiamo perso il contatto con Napoli, e non riusciamo a contattare più
alcun ente. Poco male, per almeno 20 minuti non c'è da preoccuparsi.
Finalmente i tentativi di Enrico sono premiati, e dal lontano aeroporto
di Foggia una voce amica ci sente, e si preoccuperà di avvisare
Brindisi Informazioni della nostra posizione e del fatto che stiamo procedendo
regolarmente verso Campobasso. E poco prima di arrivare su questa
città, finalmente una zona serena abbastanza ampia, che ci permette di
portarci al programmato livello di volo 085. Nonostante il
guadagno di quota, ancora difficoltà di collegamento, ed anche la voce
da Foggia, che ci ha brevemente accompagnato dalla sua postazione così
lontana da noi, si spegne in lontananza. Non possiamo avvisare nessuno
che stiamo salendo, ma del resto sembra proprio che siamo l'unico aereo
in volo nella zona. E ci chiediamo quando partiranno
Roberto ed Eugenio. Il loro aereo è più veloce, e ci hanno comunicato
che se la prenderanno un po' più comoda. Ci siamo dati appuntamento sulla frequenza 123.45, che manteniamo in ascolto sulla COMM2.
Intanto Pescara si avvicina, e finalmente il contatto radio con Pescara
Avvicinamento ed il relativo VOR si realizza. Li informiamo delle nostre intenzioni e proseguiamo.
La Maiella, alla nostra sinistra, è più lontana rispetto al mattino,
come previsto del resto. Sfiliamo Pescara e puntiamo il VOR di Ancona.
Sulla nostra destra il mare, ed un cielo limpido che ci accompagnerà
per il resto del volo. Sulla sinistra, la lunga dorsale degli Appennini, che
si nascondono sotto una coltre di nubi che col passare del tempo diventa
sempre più fitta. Raggiunta Ancona, appena visibile sotto qualche
squarcio delle nubi, la prossima tratta ci porterà
distanti dalla costa, con i VOR di Ancona alle spalle e quello di
Chioggia di fronte, a guidarci sull'azzurro uniforme del mare,
interrotto qua e la dalle piattaforme di estrazione del gas. L'occhio va
spesso agli indicatori di carburante, e agli strumenti che ci raccontano
con le loro lancette che il motore,
attutito nel suo rumore costante e regolare sotto le cuffie, svolge con
la consueta affidabilità il suo compito. Ancora qualche calcolo per il
consumo del carburante, che ci tranquillizza. L'unica irregolarità sembra
essere il fatto che il serbatoio di destra si consuma più velocemente,
così precediamo per un quarto d'ora con il selettore del serbatoio sul
sinistro. Nel frattempo, finalmente,
i nostri amici con il PA-28 si fanno sentire. Sono partiti quasi un'ora
dopo di noi, ma nonostante tutto si avvicinano rapidamente. A 20 miglia dal VOR di Chioggia comunichiamo l'inizio della discesa, che
interromperemo solo a 1.000 piedi, quota che manterremo fino a Padova. Su
Piove di Sacco, ormai a pochi minuti dal campo, il PA-28 ci raggiunge e
ci supera. Atterrerà qualche minuto prima di noi. Il nostro volo sarà
durato 3 ore e 40 minuti. Facciamo il pieno, e controlliamo i litri
consumati: avremmo potuto proseguire fino a Bolzano.
 |
 |
 |
 |
|
La
vista verso
gli
Appennini |
Pescara |
Livello
085 |
Lo
strato di cumuli
si
infittisce |
|