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Credo sia da quando ho iniziato a volare in
aliante, nel 1984 a 18 anni, che volevo unire due delle mie passioni: il volo e
la montagna. Diversi voli fatti in aliante nella zona del Gran Sasso, su Asiago
e a Rivoli di Osoppo, in Friuli, mi avevano fatto pregustare la bellezza delle
montagne vissute da una prospettiva differente da quella a cui, da appassionato
di montagna e di ferrate, ero abituato fin da piccolo.
Non avendo la necessaria esperienza per
affrontare un volo così impegnativo in aliante, ho "ripiegato" sul
Cessna 172 dell'Aeroclub di Padova. I mesi che chiudono il 2004 saranno
sicuramente ricordati tra i soci di Padova come i più belli degli ultimi anni.
Settimane intere con visibiltà illimitata, che hanno permesso voli meravigliosi
non solo in montagna, ma in tutto il Triveneto ed oltre. Ed è per questo che mi sono
deciso a preparare questo volo. Per quanto non particolarmente impegnativo
disponendo di una aereo semplice ed affidabile come il Cessna 172, ho studiato
accuratamente il percorso in modo da limitare questo primo volo a due ore. La
pianificazione è stata fatta utilizzando ovviamente le carte aeronautiche, ma
anche le cartine in scala 1:50.000 utilizzate durante le escursioni estive a
piedi, che danno meglio la visione delle valli da seguire durante il volo, anche
se con una velocità che rende difficile capire in ogni momento, su carte con
una scala così piccola, la posizione precisa.
Con gli amici che decidono di accompagnarmi, Ugo
Bellotto e Maurizio Lusian, il giorno del volo viene fissato per sabato 11
dicembre 2004. La partenza sarà al mattino. Io arrivo mezz'ora prima
degli altri per preparare il piano di volo, fare il briefing meteo (che in
realtà, vista la giornata si rivelerà una mera formalità) ed andare in
hangar, dagli specialisti dell'Aeroclub, per portare l'aereo in piazzale e
riscaldare il motore per il primo volo della giornata. Ugo, che arriva prima di
Maurizio, "vince" il posto al fianco del pilota e viene con me agli
hangar. All'arrivo sul piazzale troviamo Maurizio, che si accomoda da solo
sull'ampio divano posteriore. Alle 09:33 stacchiamo le ruote dalla pista di
Padova. Lasciata Padova, contattiamo Treviso Avvicinamento che ci accompagna
brevemente fin quasi al nostro primo punto di riporto, Bassano Del Grappa, e ci
autorizza una prima salita a 4.000 piedi. Poco prima di Bassano, contattiamo
Padova Informazioni, che avvisiamo, visto l'approssimarsi delle prime pendici,
della nostra intenzione di salire fino a 9.000 piedi. Lo spettacolo è veramente
impressionante. Fin dal decollo la sensazione è di avere davanti agli occhi un
dettagliatissimo atlante. Con un colpo d'occhio si riconoscono città, montagne,
fiumi e strade. La neve, non abbondante, comunque imbianca le cime. Il Monte
Grappa, che si affaccia sulla pianura veneta con i sui 1.775 metri, ci fa
stimare che il limite delle zone innevate è intorno ai 1.500 metri. Percorso un
breve tratto della Valsugana pieghiamo a destra in direzione di Fiera di
Primiero e delle Pale di San Martino.
Quello che mi lascia perplesso è
la difficoltà di riconoscere le montagne. Le cime e le valli che tante volte ho
visto durante le mie camminate in montagna, o a contatto con la roccia salendo
le ferrate che anche qui, sulle Pale di San Martino, mi hanno fatto apprezzare
panorami mozzafiato, hanno un aspetto quasi completamente straniero. Sono
costretto più spesso di quanto immaginassi a consultare la carta. Ma quando,
con un colpo d'occhio, riconosco un profilo familiare, la perplessità lascia il
posto ad una grande emozione. La condotta del volo, pur "rubando"
preziosi momenti, non intacca la gioia di godere di un panorama che per così
tanti anni ho desiderato vedere.
Il volo continua. Oltrepassato il Passo
Rolle,
dove solo 3 mesi prima avevo fatto una bellissima escursione, e salito nel
frattempo fino a 11.000 piedi, l'imponente parete nord della Marmolada inizia ad
imporsi sul panorama al di sopra del cockpit. Abituato a vedere il lato sud,
riconosco la montagna solo perché svetta alta al di sopra delle altre. La
raggiungiamo velocemente e scopriamo, dietro di lei, il Gruppo del Sella. Sotto,
il lago di Fedaia è completamente ghiacciato e coperto di neve. E' ora di
invertire la rotta. Puntiamo ad est, verso il Monte Pelmo. Questa montagna è
facilmente riconoscibile per la sua forma a tronco di cono, isolato tra la Valle
del Boite e la Val Zoldana. Sulla destra, imponente, soprattutto se
paragonato al Pelmo, si trova il Civetta. Alla nostra sinistra, scorgiamo le
Tofane ed il Passo Falzarego. Dietro, la Perla delle Dolomiti, Cortina. In
lontananza spuntano delle cime familiari, il Sorapiss, Il Cristallo, L'Antelao
e, soprattutto, si intravedono le Tre Cime di Lavaredo, meta sicura del prossimo
volo!
La Val Zoldana, che percorriamo in tutta la
sua lunghezza, ci porta fino al Piave, nei pressi di Longarone. Più in là, il
Lago di Santa Croce ci avvisa che la zona montuosa sta terminando, e la pianura
è nuovamente vicina. In realtà la visibilità è talmente eccezionale che già
da un po' di tempo vediamo i riflessi del sole sul mare. Su Belluno è ora di
iniziare la discesa, che imposto a 500 piedi al minuto, per evitare di
strapazzare inutilmente le nostre orecchie con repentini cambi di pressione. La
sensazione di guardare sotto di noi una carta particolareggiata è sempre molto
forte. La discesa continua quasi senza interruzione fino a Feltre, che
abbandoniamo per riportarci in Valsugana e quindi nuovamente su Bassano. Padova
Informazioni, che ci aveva tenuto compagnia per tutta la parte più affascinante
del volo, ci chiede di contattare la Working Area di Vicenza, che per breve
tempo ci seguirà fino ad essere nuovamente su Padova.
Ero convinto che una volta entrato nelle zone
montuose non sarei riuscito a mantenere il contatto radio, tanto che in caso di
perdita dello stesso avevo subito dato uno stimato per Belluno. Invece, con mia
sorpresa e forse anche con sorpresa del controllore, ci siamo sentiti sempre
perfettamente, tanto che lo stesso controllore ci ha avvisati che ci avrebbe
chiesto frequentemente di riportare la posizione per capire quali erano le zone
con copertura migliore. L'impressione è stata che ci fosse una piccola punta di
invidia nelle sue risposte a fronte dei riporti di alcune delle zone più belle
delle Dolomiti, mentre lui era costretto nel buio di una stanza davanti allo
schermo di un radar. Ma più probabilmente era solo impegnato a svolgere con
professionalità, e cortesia, il suo lavoro.
Dopo Bassano, la malinconia che sempre mi prende
quando, in auto, abbandono le montagne per tornare alla pianura, comincia a
farsi sentire anche in aereo e mi accompagnerà fino all'ingresso in circuito
per l'atterraggio a Padova. L'atterraggio sarà infatti la sola fase del volo
che mi assorbirà completamente facendomi "distrarre" dalle sensazioni
che questo splendido volo lascerà per sempre immutate nella mia memoria.
Tocchiamo nuovamente la pista alle 11:30, e nel silenzio che segue il cut-off
del motore le immagini delle montagne continuano ad apparire davanti ad i miei
occhi.
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Le
Tofane ed il
Passo
Giau
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I
monti a nord di
Belluno.
In lontananza
i
Colli Euganei
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Da
Feltre verso
Valdobbiadene
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L'imponente
parete
sud della Marmolada
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La
cima del
Monte
Pelmo. Sullo
sfondo
Cortina
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Le
Pale di San
Martino
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A
nord-ovest della
città
di Feltre
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Il
Monte Serva e la
piana
di Belluno
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Il
Monte Grappa
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La
valle di Agordo
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Il
Lago di Santa Croce
In
lontananza i
riflessi
sull'Adriatico
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Il
ghiacciaio a nord
della
Marmolada
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