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Quali sono alcune delle località più lontane raggiunte dai nostri soci con gli aerei del club?

 

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In Carinzia con il PA-18

 

Di Alessandro Varisco - Fotografie di Michela Marcazzan

 

Padova, 3 luglio 2006


L'albergo a Bad Kleinkirchheim era già prenotato da un mese. In 3 ore e mezza di automobile saremmo arrivati lì, dopo Tarvisio, appena a nord di Villach. Poi, man mano che i giorni passavano, lo spettro della coda dei vacanzieri del weekend tra la barriera di Mestre e l'uscita di Latisana prendeva forma, obbligandomi a considerare una strategia alternativa. Mi era venuto in mente che sono un pilota; per la verità è l'unica cosa cui penso da quando, nel 1999, ho fatto il mio primo volo in aliante. Mi era venuto in mente che sono anche un pilota a motore. Sono andato nell'ingresso di casa mia, dove è appesa la carta Jeppesen con tutti gli aeroporti europei e lì l'ho visto: a 20 km dal nostro hotel c'era LOKF, al secolo Feldkirchen, presso il Lago 
Ossiacher, 586 metri di pista in erba a 1706 piedi di altitudine, il nostro punto di contatto con la terra dopo aver saltato gli ingorghi stradali. Poi si trattava di scegliere l'aereo con cui andarci, capace di portare 2 persone, una valigia a testa e l'ingombrante carico di carte, regoli aeronautici e Bottlang vari con cui mi fingo pilota. Il C152 era indicato per la velocità di crociera, ma mi lasciava perplesso nella corsa di decollo. Il regolo mi diceva infatti che 30° di temperatura a 1.700 piedi corrispondono ad una altitudine di densità di 4.000 piedi. Con quei valori, l'elica a passo lungo dello I-JOGG non mi pareva adatta al decollo da una pista in 
erba di quella lunghezza, e le tabelle di prestazione che ho subito consultato mi hanno dato ragione. Il C172 era adatto, ma già prenotato. Se posso, il Cessnino evito di sceglierlo di mia iniziativa, tanto di solito va a finire che per un motivo o per l'altro prendo sempre quello lì. Rimaneva il PA18: perfetto per l'erba e per le piste corte, capace di un'autonomia sufficiente a riportarmi a casa senza fare rifornimento fuori e l'unico 
aereo della flotta per il quale nutro una specie di sudditanza psicologica, forse per quella sua capacità di sussurrarmi con un ghigno alla fine di ogni volo "Se sei atterrato così bene oggi è perchè l'ho voluto io, non certo per come hai pilotato tu". Ho colto la sfida ed ho prenotato l'I-COMB. Sabato mattina, ben prima della partenza, mi sono collegato da casa ad Internet e sono entrato nel sito meteo dell'Austria, presso il quale mi sono registrato da tempo. In Austria i GAFOR (General Aviation Forecast) sono fatti come si deve. Per ogni 
valle che attraversa il suolo austriaco sono riportati valori previsionali di visibilità e ceiling rispetto all'altitudine 
massima raggiunta dal suolo lungo la tratta. In questo modo sono in grado di sapere se la valle che mi porta a destinazione è volabile a vista oppure no. Inoltre, se ci sono più valli che posso utilizzare, il GAFOR mi dice quali sono aperte, quali sono difficili, o marginali o decisamente chiuse. Un bel servizio, che l'Italia purtroppo non fornisce. Beh, sabato mattina era previsto tutto "verde", aperto, facile. Nessun fenomeno di rilievo se non 30 nodi di vento contro a 5000 piedi che si riducevano a 15 nodi al livello di volo 100. Conviene volare rasoterra o molto alti se voglio arrivare in giornata. 30 nodi di vento contro sono più del 30% della velocità del mio aereo!!! Il giorno prima avevo pianificato il volo sulla carta. Ho sempre carte VFR aggiornate di Austria, Slovenia, Svizzera, Croazia. Quelle dell'Italia, invece, sono vecchie come il cucco. Devo cercare di indagare come mai mi riduco in questo stato. Poi ho caricato le rotte sul mio GPS. 2 rotte: quella "alta", da Asolo lungo la pedemontana fino a Gemona, poi per rotte standard fino al Tarvisio e Villach; e quella "bassa", lungo l'autostrada A4 che porta a Palmanova e poi verso nord. 2 rotte, per avere delle alternative e allo stesso tempo per non avere troppe alternative.


Il sorvolo di Asolo

Sabato alle 9 arriviamo in aeroporto; vado in torre, presento il piano di volo lungo la rotta "alta" e vado agli hangar a prendere il COMB. Carico la mia morosa e i bagagli e parto, virata a destra poi. Ad Asolo il mio GPS si spegne per batterie scariche. "Che pirla... Eppure ero convinto di averle ricaricate". Beh, non è il momento di pensarci, bisogna convertire da navigazione GPS a radionavigazione. "Ah, già. Il COMB non ha nè VOR, nè ADF". Converto a navigazione stimata, apro il cosciale, estraggo scalimetro e goniometro, ci soffio via la polvere accumulata in 4 anni di riposo nel cosciale e mi metto all'opera. La bussola non è molto leggibile ed a seconda della posizione della barra di comando soffre di una deviazione di parecchi gradi. Ignoro l'intensità e la direzione del vento, che potrebbe essere diverso da quelli previsto. Per fortuna che ci sono i monti a guidarmi. Basta seguirli e contare i fiumi che passano sotto: il Brenta, il Piave, il Tagliamento. Anche se la carta dell'Italia è vecchia, i fiumi dovrebbero essere più o meno sempre gli stessi. E per fortuna che qualche anno fa ho avuto un bravo istruttore. "India Mike Bravo da Aviano: mi dia uno stimato di Gemona".Cavolo, ora cominciano con gli stimati. "Aviano da Mike Bravo, in attesa che faccio i conti". "India Mike Bravo, mi dà questo stimato per Gemona?" "Arrivo, sono senza GPS".... "Stimo Gemona ai 45". "Mike Bravo da Aviano, ricevuto; riporti traverso nord di Spilimbergo". "...Ehm, Aviano, non ho il GPS, fa lo stesso se le riporto Maniago che l'ho trovato sulla carta e ci passo sopra?" "Negativo; allora ci riporti un paese che conosce lei tra Maniago e Gemona". Uffa. E' la prima volta che vengo da queste parti. Che paesi vuoi che conosca? "Aviano, non ho nemmeno VOR e ADF. Le va bene se riporto quando passo il Tagliamento?" "Mike Bravo, negativo. Riporti traverso nord di Rivolto". Ma porca... Prendo la carta, osservo che il traverso nord di 

I costoni della Pedemontana

Rivolto è esattamente al passaggio del Tagliamento e decido di far contento il torrista "Roger, non riporterò il Tagliamento, bensì il traverso nord di Rivolto". Ecco fatto: tutti felici. Ma perchè non ho caricato le batterie del GPS? La Pedemontana è molto piacevole: con l'ala sinistra sfioro i monti, a destra ho la via di fuga verso la pianura. Sono anche un aliantista, so come affrontare un costone, so che traffico aspettarmi e a chi spetta la precedenza; so che quel costone, battuto dal sole, deve regalarmi qualche linea di variometro positivo, che posso convertire in velocità o tenermelo buono per quando arriverà qualche inevitabile discendenza. Decido di

Dalle parti di Gemona

conservare la quota; dopo qualche decina di minuti sarei arrivato a Gemona e avrei dovuto inoltrarmi nella valle che porta a Tarvisio, e conviene che la imbocchi in quota: per minimizzare il vento contrario, per poter prendere eventuali scorciatoie rispetto al sorvolo dell'autostrada e per poter vedere dove sto andando, vista la defezione del GPS. 

Uno sguardo indietro..

La valle è perfettamente delineata, quando vista dai miei 7500 piedi. Sembra sufficientemente larga anche se volata a quote intorno ai 3500 piedi. Insomma, valuto di riuscire a tornare indietro il giorno dopo, anche in caso di un relativo peggioramento delle condimeteo. 

Verso Tarvisio

 

Passo il confine FIR italiano e contatto Vienna Informazioni. Sorvolo Villach e noto 2 laghi sulla mia destra: il primo, il Worther See, porta a Klagenfurt. Lo supero e "prendo" il secondo, l'Ossiacher See. Non ho mai volato a vista da queste parti, ma non sento la mancanza del GPS: le valli e i laghi sono una segnaletica più che chiara per arrivare a destinazione. E anche il campo è ben visibile, nonostante sia una pista in erba su un mondo verde. Il primo indizio è uno splendido motoaliante Super 

Il Worther See
L'Ossiacher See
In vista del campo

Dimona che traina un aliante. Traccio idealmente la linea del loro percorso a ritroso e vedo la manica a vento e gli hangar. Un giro sul campo per valutare l'ingresso e mi presento in finale. Atterro ed attendo che il COMB mi sussurri le solite malignità. I locali ci accolgono con il sorriso: si offrono di chiudermi il piano di volo telefonicamente con Klagenfurt e mi spiegano che, se voglio, ci prestano gratuitamente la bici per andare a fare il bagno al lago; infine spingono l'aereo in un hangar che mi affittano per soli 6

Il COMB in hangar... sullo sfondo

 euro. Li reputo soldi ben investiti per poter proteggere dalle possibili grandinate estive colui che il giorno dopo mi dovrà riportare a casa. Pranziamo velocemente nel ristorantino dell'aeroporto: giusto il tempo di notare che il traffico in partenza, prima di lasciare l'ATZ, si esibisce con un basso passaggio a tutta velocità, seguito da una sfogata che risulta più o meno spettacolare a seconda del velivolo che la esegue. Questo aeroporto è un pezzettino di paradiso. 30 minuti di taxi e siamo in hotel: un minuto dopo le batterie del GPS sono sotto carica. 24 ore di saune e massaggi e siamo di nuovo all'aeroporto. Faccio i controlli, aggiungo un pochino di olio che mi sembra scarso, presento telefonicamente il piano di volo chiamando a Padova, così mi informo sulla meteo ed in pochi minuti siamo di nuovo per aria sulla via del ritorno. I cumuli umili congestionano il cielo: è la giornata ideale per volare in aliante e non è un caso che ne veda più di qualcuno prima di lasciare la valle di Villach. Inizio la salita e sfrutto i cumuli per dare una svegliata al variometro e per farmi ombra, visto che avevo dimenticato il mio berretto in valigia. Il volo di ritorno è identico a quello del giorno prima: l'unica differenza è che stavolta il vento spinge e ci consente di essere a Padova con 15 minuti di anticipo sulle 2 ore stimate. L'AFIS di Padova mi comunica vento da 130 gradi, 11 nodi. Impreco: tutte le volte che ho chiesto a 

I cumuli nel viaggio di ritorno

Paolo Girlanda di farmi atterrare col vento al traverso, il vento si raddrizzava. Ed invece ora mi ritrovo ad atterrare con il vento al traverso ad un'intensità prossima a quella di certificazione, senza averlo mai fatto prima con l'istruttore. Lascio da parte l'orgoglio, che è spesso il "peggiore amico" del pilota, e chiedo di poter atterrare sull'erbosa: quella pista perdona molto di più. Non importa se i miei amici del volo a vela ai quali "rubo" per un paio di minuti la pista rideranno di me per aver scelto la soluzione più facile: è il ghigno del COMB che devo mettere a tacere. E questa volta ci riesco.